Sinergie Veneto - Trentino
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Internet, nel Nordest banda troppo stretta per le aziende.
E la rete di Trento va in aiuto di Belluno
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Diciamocelo, se al comune cittadino la banda larga facilita i rapporti umani, per l’impresa rappresenta un vero e proprio volano per uscire dalla crisi.
Un territorio a fallimento di mercato quello della banda larga nel bellunese. Un investimento sconveniente, tanto che per avere la connettività veloce i bellunesi si sono dovuti affidare ai trentini. L’unico tratto di fibra ottica della Provincia di Belluno, infatti, si realizzerà solo grazie all’accordo tra la Provincia autonoma di Trento e la Regione Veneto (legge regionale 31 del 2007). La morfologia del territorio non lascia scampo ma un progetto ideato dai “vicini di casa” porterà internet veloce nelle case dei cittadini di alcuni comuni del feltrino e di Cismon del Grappa (Vicenza), oltre che dell’area di Grigno (Trento), coinvolgendo circa 34.000 abitanti.Il costo della dorsale sfiora i 5 milioni di euro, 3 dei quali frutto dell’intesa della legge sulle aree di confine, mentre la Provincia di Trento aggiungerà da sola oltre un milione di euro, la Regione Veneto 200.000 euro e la Provincia di Belluno e il consorzio Bim Piave (67 dei 69 comuni) 150.000 euro a testa. I lavori dovrebbero fra poco ma non risolvono, comunque, le gravi difficoltà che Belluno ha per mettersi al passo con i tempi. Il doppino telefonico Telecom posato oltre 40 anni fa è ancora l’unico mezzo per portare internet ai bellunesi. Anche a livello commerciale, nella zona industriale di Longarone, la Netech, azienda informatica minaccia di posizionare i server a Padova e fatica a creare siti con la connessione locale. Dolomiti.it, portale turistico della montagna con sede nel centro di Belluno lamenta le stesse difficoltà. A soffrire molto della mancanza di reti adeguate sono poi gli albergatori di tutta la provincia, sostiene il presidente di Federalberghi Belluno, Gildo Trevisan.
Ben lo spiega Maurizio Cini, presidente dell’Unione Industriali di Pordenone nell’analizzare un fatto: da Pordenone a Treviso, area del distretto del mobile, la banda larga langue. «E come si fa ad essere competitivi - si chiede - Con una freccia spuntata?»
Bella domanda, in un momento in cui arrivano gli incentivi per la banda larga destinati ai giovani. Da domani infatti chi ha tra i 18 a i 30 anni potrà accedere alle agevolazioni sia per la linea telefonica sia per le chiavette. Gli incentivi ammontano a livello nazionale a 20 milioni di euro e sono relativi a 400mila nuove attivazioni di linee di accesso a banda larga, il contributo di una tantum è di 50 euro per l’acquisto di un abbonamento Adsl. La parola d’ordine è quindi velocizzare la richiesta di attivazione poichè i contributi vanno fino ad esaurimento del fondo e, secondo le previsioni, rischiano di essere bruciati in tempo record.
Ci sarà una corsa? Può essere. Il Nordest è terra tecnologica, anche se un po’ meno dei vicini del Nordovest. Secondo i dati raccolti dal Centro di competenza sulla Banca Larga istituito dalla Regione Veneto per monitorare il fenomeno, il 95,9 per cento delle famiglie ha ad esempio la televisione, l’85.5 per cento il telefono cellulare e il 62 per cento il videoregistratore. Dal 2006 ad oggi la connessione a banda larga registra un incremento dell’8 per cento e il decoder digitale terrestre sale quasi del 4 per cento. Ma il tecnologico Nordest è a macchia di leopardo e accanto ad aree dove la connessione è un gioco da ragazzi, ci sono zone dove invece i collegamenti risultano alquanto complessi, penalizzando in questo modo le imprese.
«É un problema importantissimo, la banda larga è elemento di sviluppo per nuove imprese, e per il consolidamento di vecchie. Quando non c’è mette in ginocchio la capacità di marketing e ci toglie il rapporto con il resto nel mercato - aggiunge Maurizio Cini, presidente Unione industriali di Pordenone - La banda larga in un territorio fatto di piccole e medie imprese è un elemento straordinario di sviluppo e di resistenza. Noi non siamo mesis benissimo: abbiamo aree importanti come quella del mobile che ha buchi colossali, zone industrializzate delle montagna o a ridosso che non hanno un servizio decente. Nel mercato ci si deve presentare al massimo e avere buchi così importanti è inammissibile». Che fare? Per Cini: «La banda larga deve diventare un progetto strategico per avere il servizio in tempi accelerati. Da una parte si deve riconoscerne l’opportunità, reperire le risorse e poi c’è la parte attrattiva: una integrazione importante tra pubblico e privato».
Un’analisi che coinvolge anche il Veneto. «La banda larga nel Veneto è presente e questo costituisce senza dubbio un vantaggio per le imprese e per la loro competitività, purtroppo non è presente in modo omogeneo in tutto il territorio e, avendo un tessuto industriale diffuso e non concentrato, questo sicuramente rappresenta un problema per la nostra impresa - sottolinea Giampaolo Pedron, vice direttore di Confindustria Veneto - Ad esempio il Veronese è una provincia molto industrializzata, l’area del Rodigino potrebbe aspirare ad una crescita. Quello che noi auspichiamo è che la banda larga si diffonda con omogeneità per evitare che ci siano aziende che abbiano meno chance di altre».
Daniela Boresi
(Mercoledì 14 Aprile 2010)
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